venerdì 13 febbraio 2009

quando la responsabilità passa anche dalle tasche

 

Le esigenze di bilancio degli enti locali si sono fatte “via via” più stringenti, sia a seguito del Patto di stabilità che per le più ampie funzioni loro attribuite.

Al fine di rispondere agli stretti vincoli di bilancio, con la liberalizzazione del mercato del prestito, si è fatto ampio ricorso sia agli strumenti finanziari privati (prestiti obbligazionari) che a quelli di finanza “innovativa” (covered bonds, derivati), questa poi incoraggiata dalle disposizioni regolamentari e normative.

Il fatto che l’ente locale si rivolga alle strutture del mercato per recuperare liquidità implica precise responsabilità, che non possono limitarsi al solo coinvolgimento del responsabile del servizio finanziario dell’ente. Infatti, le disposizioni normative prevedono un coinvolgimento del Consiglio e della giunta sulle proposte di delibera.

Quando, però, l’ente si espone con posizioni debitorie di lungo termine o anche posizioni rischiose che hanno ricadute sulle generazioni future, la normativa non è più utile a sostenere tale richiesta di responsabilità e trasparenza.

In alcuni casi, l’indebitamento è volto alla copertura delle spese correnti (anche contrariamente al disposto dell’art.119), provocando una miopia di gestione: non si rispetta l’equità intergenerazionale delle risorse e non s’investe nel sistema produttivo. Per cui, la ricchezza, non solo non la si distribuisce nel tempo, ma la si distrugge.

Responsabilità queste che vanno oltre sia le competenze consiliari che quelle proprie del sindaco, nonostante il forte legame instaurato  tra amministratore e comunità di riferimento (con la l.81/93). Questo perché come la cronaca insegna l’effetto delle posizioni debitorie travalica di molto il mandato degli amministratori locali.

Sono emerse, in questi ultimi anni, esperienze interessanti di partecipazione pubblica che hanno coinvolto variegate realtà locali tramite gli strumenti del bilancio sociale e /o partecipato, sulla scorta di “Porto Alegre”.

In particolare, la regione Toscana, approvando la legge sulla partecipazione nel dicembre del 2007 è divenuta foriera delle tematiche legate alla democrazia deliberativa ovvero “dibattimentale” ( così S. Cassese sul corriere della sera 18/02/2007) ; avviando sin dal 2001 anche i progetti di responsabilità sociale (Sa 8000) con le imprese. La normativa prevede che “cittadini, associazioni ed istituzioni toscane” possano presentare richieste sui grandi interventi e progetti, regionali e locali, al fine di aprire ampi processi di partecipazione.

La legge regionale sulla partecipazione, entrata in vigore il 18 gennaio 2008, prevede tra l’altro anche un’autorità che valuti e ammetti le proposte di dibattito pubblico, da poco istituita.

Se è possibile coniugare l’etica con le logiche del profitto (A. Sen), non si può escludere, a maggior ragione, che anche il manager dell’ente locale debba essere interlocutore di politiche pienamente responsabili.

Il bilancio sociale si struttura sull’idea chiave che l’ente locale debba rispondere ad una serie di portatori di interesse (gli stakeholder), non solo, ma tener conto anche delle varie esigenze proposte.

 Eppur vero, però, che la molteplicità degli attori in gioco comporta una difficoltà di sintesi delle varie istanze, a cui sopperisce, nel caso della Toscana, l’Autorità.

La sperimentazione della partecipazione e dei bilanci sociali è interessante anche ai fini del coinvolgimento nelle scelte delle decisioni d’investimento e d’indebitamento delle popolazioni locali, come peraltro già accade nelle realtà che sperimentano i bilanci sociali.

Le esigenze d’indebitamento e i nuovi strumenti finanziari, giacché implicano delle ricadute sia sul presente che sul futuro della popolazione amministrata, dovrebbero essere sempre più sottoposti al vaglio dei cittadini.

Il sindaco è noto risponde ai propri eletti nell’arco di due legislature, senza considerare i centri di potere e d’influenza anche nelle future amministrazioni, ma le proposte di debito si procrastinano ben più in là delle più immaginabili previsioni.

Così come vale il principio “no taxation without representation”, questi vale anche per le generazioni future che si trovano a rispondere dei debiti e quindi degli oneri, di cui non hanno beneficiato.

Diverso sarebbe se venisse coinvolta la cittadinanza, per renderla partecipe delle scelte e per renderla  più consapevole e responsabile del proprio futuro.

Ciò al fine di rispondere ad una più ampia visione sostenibile ed equa del ruolo delle risorse, ma anche delle possibilità e delle pari condizioni.

 d.ssa Antonietta Fortini